sabato 22 agosto 2009
NOI, ULTIMA PARTE, FINALMENTE!!!
venerdì 21 agosto 2009
Noi parte VIII
Noi parte VII
mercoledì 19 agosto 2009
Noi Parte VI
Francesca
Età: 23.
Segni particolari: non conosce una parola di spagnolo ma abilissima a coniare una nuova lingua Italo-Quqchua-Aymara-Ispanica ogni qualvolta se ne presenti l'occasione. Da dizionarioteca il suo " DONDANDATE? ". Con la gestualità riuscirebbe a comunicare anche con un alieno; il bello è che se non capisci la sua forma comunicativa esce dai gangheri.
Ogni tanto la si può vedere in trans in strane asane yogao a testa in giù nel parchetto giochi attorniata da bambini basiti.
Sta cercando da quasi 26 giorni di terminare un libro (fra l'altro noiosissimo) ma è sempre alla penultima pagina!
Quando lava i panni occupa tutti gli stendini di Ciudad del Nino (ci vivono 500 persone ma è un dettaglio). Espertissima tagliatrice di cipolle riesce a tagliarne in quantità industriali senza versare una lacrima: mah!
Noi parte V

Marta
Età: 32;
anche se non sembra è la nostra profe di Educazione.. Fisica... di esercizi fisici da quando è qui ne ha fatti ben pochi, se non allenarsi contro l'ormai noto Montetzuma.
Conosce la formula dell'anticostipazione: misterioso pillolone marrone che, a suo dire, dopo pochi minuti dall'ingestione promette scintille in zona bagno!
Come una cavalletta impazzita ha svaligiato il settore artigianato della Cancha (noto e ordinato grande magazzino boliviano) acquistando ogni genere di gingillo: dall'orinatoio in pelle di lama fino al compricambio in pelliccia di animale non ancora identificato.
Segni particolari: irrascibilità accentuata a seguito dell'ormai noto ritardo cronico boliviano. Se accade prende il via una strana metamorfosi, il pelo le si rizza ed inizia ad ululare.
lunedì 17 agosto 2009
Noi parte IV
coordinatrice
età 24
lunedì 10 agosto 2009
NOI PARTE TERZA!!!
i miracoli esistono
NOI SECONDA PARTE!
MARTINA
Età 22 .. forse.
segni particolari: un diavolo per capello.
sicuramente ha sbagliato corso di laurea, doveva fare veterinaria; vorrebbe portarci in casa ogni animale che incontriamo in ogni posto che visitiamo.. cani, gatti, lama...
durante il cantiere è una profe eccellente, ottimo braccio destro per il fisico fisicato (vedi ieri)! anche se di spagnolo ne parla poco (bugia!!)
la donna delle braghette e delle scarpe sempre aperte anche con la grandine e il fango.. (ma a Cochabamba non avevano detto che non pioveva mai??!!!)
ci fa due p... così sul Perù dove, sfortunatamente per i peruviani, è stata l'anno scrso.
in fondo in fondo, scavando bene e con molta pazienza e tolleranza è simpatica, però se il gruppo Perù avesse desiderio di riaverla noi la scambiamo volentieri per pochi pesos!!!!
aspetti positivi: work in progess
aspetti negativi: non vorremmo intasare il blog....
"Vediamo di selezionare un po' meglio questi cantieristi perchè poi ci troviamo con difficoltà un po' insormontabili!! le lodi mattutine servono a poco!!"
domenica 9 agosto 2009
noi!!!!
FRANCESCO
capo scout,fisico e il fisicato del gruppo!!, musicante ,suona il pianforte, l'arpa celtica e il flauto andino versione cochabamba..il suo cognome non è paganini per caso! ottimo cuoco, ci propone ogni sera piatti succulenti con gli ingredienti più impensabili,polenta con mele, pique macho e mate de coca con spaghetti. Uomo dalle mille risorse da sposare. Voto 10 con riserva
giovedì 6 agosto 2009
Urkupiña
Iniziamo con due o tre chicche che poi verranno pubblicate sul best seller
- "i disabili hanno rubato la macchina del cafè??!!!???" Carlotta
- "ma per trovarci alle 7.45 partiamo alle 8????" Francesca
- "la pizzeria si chiamava qualcosa come silkepil... " (in realtà si chiama eli's) Marta
- "ho visto un tipo barbuto che probabilmente si chiama Orfeo" Martina cantierista
- "bello questo posto sembra il villaggio low cost della valtur" Raffaele
6. "oggi non mi hanno fatto passare una patata al controllo qualità taglio patate del centro di Danilo!" Daniele
7. a Francesco "mangi tanto che sembri il sacco dell'umido"
Oggi vi spieghiamo come funziona la mobilità in Bolivia:
nuovissimi autobus e auto di media e piccola cilindrata come da foto, sfrecciano da nord a sud di Cochabamba, con ogni lettera e numero e disegno dell'alfabeto greco e cinese, formando simpatiche combinazioni come: LL CUORICINO ROSSO, 111 BANDIERINA ARANCIONE.
all'interno ogni mezzo è dotato di display che indica il percorso e le fermate in tre lingue: quechua, aymarà e castigliano. i simpatici autisti, sempre sorridenti, disponibili a dare spiegazioni, ci accolgono con un ottimo servizio e di accoglienza e catering.
L'altezza media di ogni autobus è un metro e sessanta, consigliabile occupare i posti in fondo per evitare di essere espulsi alla prima curva o primo incrocio non segnalato o primo semaforo verde a cui ci si deve fermare.
Oggi festa nazionale boliviana
ieri grande DESFILE con sfilata dei bambini del centro FAPIZ che a ritmo di IZQ (leggi ISCHIA, per chi non osa sapere lo spagnolo) 1, 2, 3 marciavano accompagnate da tre magiche volontarie in perfette divise e coccarda nazionale.
Oggi città bloccata
per il desfile civico di tutti i militari veramente in divisa anche quelli della marina militare Boliviana che si esercitano sul lago Titicaca in attesa ( da solo di 100 anni!) che qualcuno gli regali uno sbocco al mare.
visita al parco Tunari
Francesca scappata di casa a soli 4100mt
se si fosse bucata una ruota solo i lama avrebbero potuto salvarci!!!!!
Solo per voi
ANTEPRIMA di domani:
- Carlotta, senza voce, si racconta in braille!!!!! chiedendosi se riusciranno i bambini ciechi a comunicare con lei non potendola sentire.
- come lavare i piatti in un lavandino di un bagno
- come fare un'assicurazione sulla vita in bolivia
P.S.: Davide abbiamo comprato delle azioni della Taquiña. ci puoi inviare 10.000 $ per coprire le spese del campo e i debiti che abbiamo appena contratto; fra l'altro c'è da riparare un tubo in cucina...
lunedì 3 agosto 2009
El primer dia...
Pensavamo che la tratta più impegnativa fosse Milano San Paolocon le sue simpatiche 12 ore..bè che dire ci siamo ricreduti..volo Assuncion-Cochabamba (solo 1 o 2 ore mah?!)..dopo una delle interminabili turbolenze e vuoti d’aria, la Madonna ci appare chiedendoci di smettere di pregare perché inutile ma piuttosto di scegliere una camera singola o doppia vista purgatorio..il pilota a un certo punto scambiava le montagne andine per la pista di atterraggio!
Nonostante tutto siamo arrivati sani e salvi, valigie a seguito. Ingenuamente pensavamo che il peggio fosse finito..ovviamente ci sbagliavamo!!la Bolivia ci stupisce proponendoci piloti da go-kart al posto di autisti veri.
Il nostro spirito d’adattamento (istinto di sopravvivenza in stand-by) ci ha portato a schiacciarci in dieci in un auto da 4 con cruscotto peloso viola sun un percorso a strapiombo con un panorama da “brividi”.
Ciudad del Ninos (dove alloggiamo) ci appare come un’oasi. Sembra un agriturismo in Toscana, casine in legno, piante da frutta, circondate dalle Ande…ops forse la Toscana è un po’ più lontana!
TO BE CONTINUED…
PS.: Davide abbiamo delle domande per te:
1) L’assicurazione Caritas copre eventuale danno causato da taxi con tutti 7 cantieristi più 2 coordinatrici a bordo?
2) Copre l’eventuale e probabile esplosione di bombola del gas presente nel baule in cui sono ospitati due cantieristi? E secondo te i cantieristi durante la sosta carburante devono uscire o possono fumare una siga tranquillamente?
3) Copre eventuali svenimenti o problemi cardiaci causati da partite di calcio a 2800mt?
(tienici informati perché a breve ci sarà la rivincita)
giovedì 25 giugno 2009
Weekend di formazione Cantieri - Raffaele, Bolivia
Anche la partecipazione mi è sembrata importante. Niente da segnalare in negativo, forse si potrebbe concentrare tutto in un unico giorno.
Raffaele
Cantiere della Solidarietà Bolivia 2009
lunedì 4 maggio 2009
Bambini "speciali"
Apro un altro libro e inizio a leggere, 10 minuti dopo arrivo a Tiquipaya, periferia nord di Cochabamba. È qui che lavoro, ed è qui che ho incontrato i “miei” bimbi “speciali”.
Sono le 9.40 quando suono il campanello, e già sento le voci che mi salutano. Quelli che possono, certo. Gli altri fanno dei gran sorrisi quando mi avvicino per dargli il buon giorno.
Abrham è un po’ deluso che la mia sorpresa sia un libro e non un album per colorare. L’infermiera mi passa 3 bicchieri d’acqua, i bimbi devono bere, altrimenti si disidratano. Mannaggia, sono al secondo bicchiere e devo già cambiare il primo pannolino della giornata, e sono solo le 10! Ne seguiranno altri 7, ma questo ancora non lo so.
Mi siedo davanti al lettino di Abrham, apriamo il libro e iniziamo a leggere. Una pagina tu e una io, e lui inizia con la sua voce tremante, scandendo le lettere e pronunciando correttamente una parola ogni 4. “Ho davvero tanto lavoro da fare con lui” penso.
Improvvisamente è mezzogiorno, ora di pranzo! Dalla cucina prendo un piatto con zuppa frullata ma Lilian, l’infermiera, mi ferma “potresti dare da mangiare a Rolando?” Le passo la zuppa frullata e ne prendo uno in cui galleggiano pezzi di carne e patate. Taglio le patate più piccole e mi siedo di fronte a lui, che continua a ripetere lo stesso fischio da più di mezz’ora. Quando vede il piatto però mi fa un sorriso e mi tende la mano per afferrare il cucchiaio: ha una gran fame e non vedeva l’ora!
Mangia tutto, primo e secondo, si beve il secondo bicchierone d’acqua. Poi lo accompagno a riposare. Rolando è uno dei pochi bimbi che, se sostenuto, può camminare, ma essendo piccolo piccolo aiutarlo a stare in piedi non è il massimo per la schiena. Però sorride. Sorrido anche io.
Intanto sono tornati i più piccoli che, avendo solo qualche problema fisico, erano a scuola. Tra gli altri Jorge, che io chiamo Mowgli.
Riesco a sedermi a tavola. Anche oggi “comida andina” inizio a pensare che lo facciano apposta: una cosa tipo zuppa di patate secche con patate e patate e delle cose che sembrano pezzi di carne. Pollo , patatine fritte, hamburger, polpette e pesce quando non ci sono.
I miei 15 minuti di tranquillità finiscono presto: Ale, 17 anni e una sedia a rotelle che la porta in giro, è in ritardo per la scuola. La macchina è già partita e lei, da sola, la salita di strada sterrata che la porta alla via principale non può farla. “Ti accompagno io”.
Mentre cammino sotto il sole dell’1.30 lei inizia a raccontarmi, di come è cambiata la sua vita nell’ultimo anno. Mi dice che si sente sola, che i suoi amici stanno pian piano scomparendo. Non so bene come risponderle.
Mentre torno al centro penso che se avessi avuto io un incidente e fossi su una sedia a rotelle la vedrei ancora più nera.
Abrham che mi aspetta: dove sei finita? Voglio leggere!!! “Che bello, allora il mio sistema gli piace!” Ma dopo 4 paginette si stufa. Facciamo matematica! Decido che una partita a carte può servire a fargli fare un po’ di conti senza che si stufi, quindi iniziamo. Però, intanto, Ana Paola e Johnatan hanno bisogno di un cambio di pannolino e Fredi e Alfredito li seguono a ruota.
Jorgito/Mowgli mi guarda e mi chiede se lo accompagno a farsi la doccia.
Lui è il bimbo che ha meno problemi nel centro: cammina, corre, parla, scrive ed è solo imprigionato in un armatura metallica perché la sua spina dorsale ha deciso che sarebbe stata più storta delle altre. È anche un bel peperino e gli educatori fanno fatica a stargli dietro. Credo che si senta un po’ messo da parte, visto che è difficile che qualcuno si sieda con lui a fare i compiti, può fare tutto da solo. Capisco che vorrebbe qualche attenzione.
Lo accompagno, e, finita la doccia, è il “nostro momento coccole” in cui si fa mettere la crema e mi chiede se c’è un modo per far sparire le cicatrici che ha. Altra domanda a cui non so rispondere. Però gli dico che alle ragazze le cicatrici non dispiacciono, soprattutto se sono cicatrici “di guerra”. Allora inizio a raccontargli delle storie: “Questa è di quando ti ha morso un coccodrillo, questa è di quando hai combattuto con una tigre, questa è una coltellata che ti hanno dato quando volevi salvare una principessa…”
Ride divertito e si dimentica della sua domanda. Poi lo pettino, gli passo i vestiti e scendiamo. Tutti lo guardano sorpresi: come sei pulito e profumato! Ha 7 anni e di solito, quando gli dicono di lavarsi, si mette solo un po’ di acqua in testa facendo finta.
Ora della merenda, poi 2 pannolini in più e arrivano le 6. Dovevo uscire alle 4, e invece, anche oggi, gli faccio compagnia per la cena. Bavaglini pronti, zuppetta che sembra quella del pranzo.
18.30 esco, stanca ma un sacco felice di tutto quello che anche oggi ho fatto. Le ore volano, ci sono sempre mille cose da fare, e, arrivata alla via principale capisco che non è ancora finita. Da lontano vedo una sedia con 2 ruote: è Maira, 17 anni anche lei e un incidente alle spalle. Non riuscirà mai a scendere da sola la salita/discesa per arrivare al centro. La aspetto, la accompagno fino alla porta e le dico che ci vedremo domenica, a messa, se riesco ad arrivare in tempo. “Grazie Martina! Poi ti fermi anche il pomeriggio? Ho un po’ di cose da chiederti”. Probabilmente saranno altre domande a cui non saprò dare risposta, ma sicuramente la aiuterà avere qualcuno con cui parlare.
venerdì 24 aprile 2009
I sette pischelli - Vinto c'è!
Martedì e giovedì pome, ore 17 circa, scappo traballando tra le mie valigie – computer, libri, pranzo al sacco come all’asilo – e salgo sul mio primo scassato bus. Circa 40 minuti su una strada diroccata, tutta dritta a parte le rotonde, e trafficatissima. Il mio viaggio si ferma a Quillacollo, romanticamente nota come l’antitesi/complemento a Tiwanaku, casa del sole, per la cultura andina è dove la luna riposa. Nulla di romantico in questa caotica piazza stile mercato in cui sbarco.
Mi intrufolo tra mille bus e persone e salgo su un camioncino di quelli tipo “il mezzo di trasporto adatto per il tuo lavoro!”, solo con i finestrini, muchas veces inchiudibili. Passa aria manco fossero una retina. In totale un’ora per arrivare da quella piccola banda di giovani che mi è stata regalata. Sette: Juan Carlos, Celedonio, Victor, Gerardo, Gregorio, Limber, Teófanes. Tutti ragazzi, tra i 15 e i 20 anni.
Tre mesi fa ho iniziato con la migliore vena efficientista. Sono qui a fare matematica e inglese, ecco. E facciamo, caschi il mondo, matematica e inglese. Però mancava sempre qualcosa. Alla fine, mi dicevo, tu non sai nulla di questi ragazzi, potrebbero essere chiunque, e loro di te. Così tra qualche cazzotto – metaforico, tranquilli! – qualche distenzione e l’insostituibile condivisione di qualche chicco di grano tostato o cioccolata, mi sembra di imparare qualcosa. A volte dolci, a volte conflittuali. Curiosi e a tratti sfuggenti, mi stanno insegnando che una vena di tenerezza e disponibilità a farsi trasformare, ricompensano. Umanamente con dei sorrisi, dei grazie, qualche storia sulla loro vita e mille domande sulla mia. E, ne sono certa, così loro impareranno meglio anche l’inglese!
giovedì 5 marzo 2009
Habemus casa
Ad essere precisi, nella casa parrocchiale di Condebamba. Nell’umile periferia di Cochabamba, un chiesa bianchissima e due preti grandiosi, un giardino con la frutta, una cucina grande e la mitica Irene cuoca. Molta gente in giro a diverse ore del giorno e anche della notte. Nessun party, cari miei, piuttosto molte storie e bisogni in cerca di soluzione e soddisfazione.
Per circa tre mesi, quando raccontavo che vivevo in una chiesa, amici e sconosciuti mi facevano quella faccia lì. Quella che ti dice che, insomma, chi ti sta davanti non può essere proprio sincero perché sta male fare commenti acidi su luoghi religiosi... ma che, appunto, qualcuno ci starebbe pure. Ma come, non esci? E i tuoi spazi? Ma vai a messa tutti i giorni? E se un giorno non torni o torni tardi? Quella batteria di domande che io stessa mi sono posta e che tre mesi or sono avrei fatto a mia volta.
In realtà la difficoltà più grande non stava nelle mancate uscite o nelle rinunce a chissà quale divertimento, di fatto poche e anche giustificate. La cosa più tosta, ho capito, è stato vivere dove non c’è orario per dare una mano, e neppure limite ad ascoltare. Tutto entra nella tua casa senza chiedere permesso. Storie belle e sorrisi, vicende tristi e impensabili senza distinzione. Difficile confrontarsi con tanto bisogno e solida generosità. Lo standard è alto, e la mia disponibilità, ho scoperto, fatta di una pasta più molle. Non lo dico con moralismo o chissà quale senso del peccato. Solo credo mi abbia messo molto in discussione convivere con questo mondo senza troppe pareti.
Ieri Martina è tornata a casa, quella che condividiamo io e lei nel centro della città, e mi ha inondato della vita di Condebamba. Passata di lì, ha trovato riunioni in sala, Padre Sergio – il mitico parroco di Condebamba – appresso a non so quale faccenda della sua comunità, i bimbetti fuori dalla chiesa che le danno un assalto di abbracci. In me si sono mischiati conforto e nostalgia: che serenità guardare la mia cucina con la porta chiusa, ma che perdita - di occasioni per imparare, conoscere e crescere - lasciare fuori tutta quella vita!
mercoledì 4 febbraio 2009
dita sporche di vernice viola: Si o No.

Da tre giorni oltre alle macchine, anche gli alcolici non sono permessi per evitare che l’alcol infervori eccessivamente gli animi già caldi. Da fuori la gente sembra tranquilla, o forse un po’ rassegnata, dato che i sondaggi danno vincente il SI già da qualche settimana.
Il 25 gennaio si vota per dire SI o No alla nuova costituzione boliviana. E’ un giorno importante, in cui molti sperano in un cambio, per una nuova Bolivia. Un’opportunità, come dice il Presidente, per “richiudere le vene aperte del Latinoamerica”.
Già dalle prime ore del mattino per strada, guardando le mani della gente, si scorge quasi sempre un dito violaceo, pieno d’inchiostro: sono coloro che hanno già espresso la loro preferenza, e che poi hanno dovuto immergere il dito nella soluzione viola come segno: si può votare una volta sola e il dito colorato fa’ fede!
La sera del referendum, tutta la Bolivia è in festa. Canti, balli, musica nelle piazze e le reti televisive che, a seconda del loro schieramento politico, enfatizzano la “vittoria” per l’approvazione o la “vittoria” per l’opposizione che ha ottenuto comunque molti voti.
Nessuno scontro e (apparentemente) nessuna irregolarità, tanti osservatori internazionali
sembrano soddisfatti dello svolgimento delle votazioni.
Feste per il SI e feste per il NO.

Bolivia in festa, ma Bolivia divisa.
L’oriente vota NO. L’occidente deciso per il SI. Quattro regioni decisamente contro, quattro regioni decisamente pro. Chuquisaca resta a 50% e 50%, in bilico fino alla fine, poi qualche voto decide: è un SI al 51,54%
Verso sera il presidente Evo Morales, ottenuti i primi risultati, proclama la rifondazione della Bolivia: “Fratelli e sorelle, sono molto soddisfatto, e lo dico con sincerità, non mi dimenticherò mai questo nuovo trionfo che mi avete dato” sono le parole di Morales a La Paz, davanti ad una folla in festa.
Speriamo che questa nuova tappa della storia boliviana, che questa costituzione così innovativa che riconosce i diritti fondamentali agli “indigeni originari campesini” possa aiutare la Bolivia a diventare migliore.
Dal 25 gennaio, sarà tutto da costruire: una nuova costituzione non significa risolvere i problemi, dall’oggi al domani, ma incamminarsi verso un cambiamento che avrà bisogno di tempo.
domenica 1 febbraio 2009
Do-me-ni-ca!

Domenica pome, quel momento dei momenti liberi-noia-relax. Fa’ un tot che non scrivo sul blog, mi dico. Fa’ un tot che quell’idea oggi scrivo non mi attraversa la testa. Come sarà la domenica SCE? Oggi mi sento al mare.
Uno s’immagina l’esotico: viaggi per mete arrischiate, esplorazioni di quartieri off-limits. Oppure chessò, servizio: visita centro bimbi zona poverella, chiacchiera sui massimi sistemi, dove andrà questo sfigato paese?
E invece oggi domenica, calma. Sollevo presto il mio corpo dal letto, lui avanza verso doccia, mi baño, come si dice qui. Colazione! Mangio senza fretta le cose che piacciono a me – dubito, quasi solo a me: pappetta d’avena, succo di frutta, caffé.
Fuori sole. Libro in giardino, ecco, questo sí che è proprio un piacere, libro sotto il sole in giardino. Mi rapiscono le parole e seguo le frasi. Continuo finché lo stomaco reclama a ripetizione: ho fame!!!
Mangio, e da due giorni ogni volta mi stupisco di me. Ho una nuova amichetta, Molletta! Mangio io e poi pulisco gli avanzi già puliti e li propongo a questa miaaao. Bruttina e coccolosissima. Tutti qui mi dicono che i mici durano poco. Io mi dico che capperelli finché c’è, è Molletta! Molletta!

Esco con Marti che si è messa il cappello bianco da cuoca e compriamo le uova. Dieci, por favor. Sole che spacca le pietre ancora alle quattro. Caldo secco ma non troppo. Io passeggio al mare. In effetti in un mare di polvere e vento. Che bellezza i miei piedi scuriti dal sole e sporchi di terra!
mercoledì 17 dicembre 2008
Finalmente, Chapare
.
Il Chapare si estende a est di Cochabamba dopo l’ultimo residuo di montagne boliviane. Zona di turismo, coca e frutta tropicale è incanto e orrore. Fiumi larghi e sinuosi carichi di pesci che nella stagione delle pioggie rubano spazio alla terra e uccidono esseri umani. Alberi altissimi e fecondi, fitta maglia verde che dona frutti. Pianta di coca che da’ pane ed energia ma può trasformarsi in polvere bianca e mortifera.
Finalmente, Chapare. Riapro gli occhi sulla strada per Eterazama, centro di poche case e tanta terra. Per noi abituati a posti in cui ci si pesta i piedi anche stando fermi, il Chapare è un verdissimo deserto.
Ad Eterazama ci andiamo per visitare una scuola in costruzione: corsi di infermeria, agronomia e informatica. La scuola è inspiegabilmente grande per i miei occhi, ma tra un succo di ananas e un fazzoletto pieno di sudore scopro che in quella zona che a me sembra deserta ci sono più di 8000 giovani. Con pochi sbocchi in loco, spesso emigrano verso le città o l’estero in cerca di lavoro, studio e stimoli. La scuola vuole mantenerli lì, con le loro famiglie e un lavoro dignitoso. Dignitoso nella paga ma anche nella costanza e possibilità di fare una vita serena.
Qui in Chapare non sempre si può. Da una parte i prodotti della terra – frutta tropicale, più che altro – sono venduti sul mercato interno e internazionale a prezzi troppo bassi per dirsi dignitosi o equi, dall’altra brucia la piaga della produzione di cocaina. La coca in Bolivia è prima di tutto una pianta tradizionale dai molti usi terapeutici e sociali. All’estero è nota per tutt’altro. Ondeggia nella testa la parola, e subito la lingua l’articola: cocaina.Saltellando tra le buche e scansando le fronde abbondanti sulle strade del Chapare, penso che qui inizia quel viaggio infausto che passa mani e frontiere. In Chapare lascia soldi facili, insicurezza, disgregazione, violenza, mafie. Penso questo guardando un paesaggio meraviglioso e penso che sì, con i loro occhi abituati a tanta bellezza, i giovani di qui meritano davvero qualcosa di meglio! Bello!