lunedì 14 settembre 2009
In aeroporto....
Volevo approffitare di questo momento di attesa (e dell'ottima connessione wireless aeroportuale) per scrive probabilmente l'ultimo post moldavo.
Oggi gli ultimi saluti in ufficio e devo ammettere che sono proprio imbarazzante nei saluti, non sapevo che dire, troppe cose giravano per la testa...me la sono cavata condividendo alcuni cioccolatini e una bottiglia di spumante assieme ai miei colleghi!!
Vivendo questa partenza mi vengono in mente tantissimi ricordi:
- il primo arrivo a Chisinau, di notte, un'odore strano, Elisa e Igor che ci hanno accolto...
- i kilometri macinati in macchina, nelle strade più o meno asfaltate della Moldova
- i tantissimi progetti che abbiamo visto, l'impegno e la forza che ci mettono questi moldavi per cambiare il loro paese
- i colleghi di Diaconia, che senza di loro non avremmo saputo come fare!
- l'appartamento sociale, con le ragazze beneficiarie che ne hanno fatte di cotte e di crude
- il Cantiere della Solidarietà, 15 giorni da non dimenticare!
- il campo estivo con Don Davide e i suoi mille scherzi
- la nostra casa a Chisinau, dove per andare in bagno devi aprire e chiudere l'acqua ogni volta.
- lo Sport in Parrocchia con il suo fondatore Stefano.
- le feste moldave, cibo e vino a volontà!
- la sauna, grande invenzione.
- i report e la contabilità, che fatica.....e non è ancora finita...
giovedì 10 settembre 2009
L'ultima fatica!!!
Abbiamo fatto la verifica col partner locale del Cantiere della Solidarietà.
Assieme ai 4 responsabili dei villaggi, sedi dei campi di lavoro che hanno visto protagonisti 19 ragazzi italiani assieme ad altrettanti giovani moldavi, abbiamo discusso e messo in comune le nostre impressioni e quelle dei volontari italiani a riguardo dei giorni trascorsi insieme durante il Cantiere.
Da sinistra: Gabriela di Cania, Domna Maria di Rosu, Parinte Andrei di Coscalia, Parinte Mihai di Ucrainca, Nadia, Giulia e Lorenzo.
E' stato un incontro piacevole e ricco di contenuti; ognuno dei responsabili ha raccontato come è andato il Cantiere della Solidarietà nel proprio villaggio, mostrando sia i punti deboli sia i punti forti che hanno caratterizzato il campo. In questo modo anche tutti gli altri 3 che ascoltavano hanno condiviso una piccola parte d'esperienza e hanno (speriamo) compreso la vastità e l'utilità di questo progetto (Cantiere della Solidarietà). Speriamo sia anche un modo per loro di crescere e di migliorare in modo da proporre dei Cantieri della Solidarietà ancora più belli di come lo siano stati quest'anno.
Giulia e Lorenzo hanno condotto magistralmente la riunione, mostrando serietà e professionalità, come si vede dalle foto di seguito:
Lorenzo
Giulia
Mentre Giulia e Lorenzo lavoravano la controparte locale pensava bene di distrarsi mangiando i tipici "cannoli moldavi".
Il vice direttore di Diaconia che mangia il cannolo moldavo durante la riunione
Il Direttore di Diaconia che mangia il cannolo moldavo durante la riunone
Un grazie a Gabriela, Domna Maria, Parinte Andrei, Parinte Mihai e a Diaconia, che con il loro aiuto, io e Giulia siamo riusciti nel nostro faticossissimo impegno di coordinatori!!
Lorenzo
P.S.: Giulia, che è una stakanovista, non ha voluto perdersi questo momento nonostante 2 ore dopo avesse l'aereo per l'Italia.
lunedì 7 settembre 2009
L'ultimo pranzo a Diaconia
Oggi ultimo pranzo con tutti i dipendenti di Missione Sociale Diaconia, l'ente con cui collaboriamo con il Servizio Civile all'Estero, tra poco io e Giulia torneremo in Italia e abbiamo voluto salutarli nel migliore dei modi.
Grigliata, birra e tanta simpatia a tavola!! Tanti i ricordi emersi e tante le emozioni vissute in quest'anno assieme a Diaconia!!
Grazie a tutti loro e tanti auguri di buon proseguimento di lavoro coi prossimi volontari in Serv.Civile all'Estero!!
Non sono mancati i regali tipicamente moldavi:
A Giulia è stato regalato una bella faccina ricamata a mano:
A me hanno regalato il "baciucan" (credo che sia così...)! E' una spece di martello, usato nel passato nelle terre moldavo come arma di battaglia e rappresenta la Forza Maschio, solo i Maschi veri possono averlo...e io c'è l'ho!!!
Nadia mi raccontava che c'è la leggenda che i maschi più forti di un tempo lanciavano in aria questo martello e dopo 3 giorni ricadeva a terra! Proverò anche io...
Grazie Diaconia!
Lorenzo
domenica 6 settembre 2009
Maffi in Georgia..
Poche righe prima di provare a prendere un po’ di sonno per dirvi che:
Italia-Georgia è stata una partita noiosissima.
Stamattina (lunedì per chi legge) alle 4.40 si parte.
Elisa ha mangiato una quantità industriale di semi di girasole, il signore seduto accanto a me ha attaccato bottone dal 20’ al fischio finale (il bignami del luogo comune), Ettore (che ringraziamo per aver retto un ambrosiano e mezzo per una settimana) era ko per una probabile intossicazione alimentare, la giovane tifosa della fila di sotto non ha smesso un attimo di applaudire, urlare, ballare, suonare la trombetta e incitare la squadra di casa. Questo fino al gol di Kaladze. Poi è stato il delirio. Lo stadio ha iniziato a maledire in ordine: l’autore della doppietta italiana, il milan, l’arbitro, Lippi, le mamme di tutti,… Ma insomma! E noi che c’eravamo preparati con un inconfondibile segnale di riconoscimento per amici e parenti da mostrare alla telecamera in ogni occasione?
Alla fine è finita, indovinate un po’, con una gran bevuta finale mentre i tifosi (50.000) tornavano a casa ancora un po’ sospettosi per gli insperati regali del capitano georgiano.
Bene. Il bilancio è positivo e quindi, chiudo il racconto con un bel DIDI MADLOBA SAKARTVELO. Penso che ci rivedremo presto!
Sergio
sabato 5 settembre 2009
Sergio in Gruzija
Cari amici,
oggi lascerò parlare le immagini (banale escamotage tipicamente usato da chi scrive sdraiato sul letto con il portatile sulle ginocchia certo che il risparmio energetico spenga il pc poco dopo aver sentito russare l’utilizzatore).
Giornata dedicata alla visita dei progetti di Caritas Georgia a Tbilisi. Non è una novità per chi viaggia con occhi attenti che le gradi città, soprattutto se turistiche, nascondano sotto il tappeto i poveri e le situazioni di degrado. Entrare nella casa (foto) degli anziani, ammalati o disabili assistiti amorevolmente dalle infermiere e dai volontari di CG è imbarazzante, ma ti aiuta prepotentemente a ricordare che gli ultimi ti chiamano in causa personalmente. Ogni giorno, oltre a ricevere decine e decine di visite presso il poliambulatorio della Caritas, gli operatori e i volontari si recano al domicilio di chi non può più alzarsi dal letto (e quindi mangiare, lavarsi, vestirsi , curarsi autonomamente) e che lo Stato, oggi i benpensanti direbbero il welfare state, non si può permettere di aiutare.
E poi: comunità per minori, centro di aggregazione giovanile (laboratori di inglese, informatica, danza, icone, tessile, marionette,…), mensa per i poveri (700 pasti al giorno), centro diurno per anziani, falegnameria, autofficina..
CG c’è. E c’è provando a non fare assistenzialismo.
Kaka. Oggi è tornato titolare. L’autofficina, che offre borse lavoro ai ragazzi del CAG, ha anche un autolavaggio. Dovevate vedere la soddisfazione nei suoi occhi quando la macchina è tornata bianca!
Per Maffi (Paolo, avvisalo tu con comodo…) Stairway to heaven è una delle preferite di Kaka e qui non c’è nessun palinsesto che ce la interrompe prima di arrivare al minuto 8. Questa sì che è intercultura!
Sergio
venerdì 4 settembre 2009
Sergio in Ossezia
Caro lettore,
hai presente la setazza che ti prende quando il tasso alcoolico ha raggiunto il livello massimo sopportabile dal tuo corpo? Ecco, quella. In russo si dice “susgnac” (libera traslitterazione dell’autore) che fa rima con cognac. Ma ne parliamo dopo.
Dopo due giornate da titolare, oggi il mister ha giustamente concesso a Kaka il meritato riposo e ha deciso di giocare il suo ruolo scendendo in campo. P. Witold è da molti anni il direttore di Caritas Georgia, anzi per essere precisi, è il fondatore. Dopo la colazione, ci attende nella sua auto che, invece di emanare un’essenza disgustosa dall’arbre magique, avvolge gli assonnati ospiti di un profumo di pane appena sfornato: lungo il percorso che ci porterà a Gori (città che ha dato i natali a Stalin), incontreremo alcune famiglie colpite dalla guerra che ancora oggi, e chissà per quanto tempo ancora, non vedono da tempo un tozzo di pane.
Non è difficile comprendere quando sei arrivato al confine con l’Ossezia: la polizia, o meglio, i militari “travestiti” da poliziotti, ci fermano ad un paio di posti di blocco, inizi a vedere i fuoristrada degli osservatori (letterale, no comment) della Comunità europea e soprattutto le case distrutte dai bombardamenti. Tshinkvali, “capitale” di uno stato riconosciuto solo dalla Russia e dal Nicaragua (!!!), si vede ad occhio nudo, ma i sacchi di terra che danno forma alla trincea georgiana, impediscono il passaggio a chiunque. Dal conflitto dello scorso agosto nessuno può passare dall’altra parte, dove militari russi fanno sventolare la propria bandiera accanto a quella ossetina.
L’incontro con le famiglie del villaggio di Ergenti è doloroso: tutto è stato bruciato, saccheggiato, distrutto. La guerra non fa prigionieri. Ma le donne che ricevono le pagnotte con le lacrime agli occhi (Caritas Georgia ha distribuito lamiere per i tetti, materassi, prodotti alimentari a lunga conservazione, legna per l’inverno,…) non ci permettono di proseguire il viaggio a mani vuote: ora la nostra macchina profuma di mele, pere, nocciole, pesche.
Caritas Ambrosiana, insieme ad altri donatori del Network, ha contribuito alla costruzione di una scuola materna che sta prendendo forma. L’asilo accoglierà 100 bambini provenienti dai villaggi di confine e permetterà alla gente di incontrarsi nella sala della comunità. La direttrice dell’asilo ci ringrazia e guardando il tetto terminato con grande sorpresa del direttore, già immagina l’allegro vociare dei bimbi. Il direttore dei lavori vuole festeggiare e ci invita a pranzo. Il viso di P.Witold si fa cupo e, nonostante il mio tentativo di addossare la colpa agli efficientisti ambrosiani che vogliono correre velocemente da una parte all’altra del Paese, non riesce a declinare l’invito.
Ettore ha contato 19 brindisi. In 1 ora e mezza di pranzo. L’occasione era speciale e quindi, invece del famoso e abbondante vino georgiano, abbiamo pasteggiato con il cognac.
19 brindisi. Il primo alla goccia, a stomaco vuoto. I seguenti, cercando di non svuotare troppo il bicchiere che sennò te lo riempivano immediatamente. Per fortuna che avevo il cellulare! “Isvinitie, mi chiamano dall’ufficio” ,mentre il Maffi, dall’altra parte della cornetta, se la rideva di gusto… Da segnalare che Ettore è riuscito a fare un brindisi e io pure (a S.Ambrogio…). Gli altri 17 tutti il direttore dell’impresa che rimpiangeva i bei tempi quando riusciva a bere otto (8!!!) litri di vino a pasto. Tra un brindisi e l’altro ci racconta che in Georgia ci sono 336 reliquie di S.Giorgio (ognuna custodita in una chiesa diversa). San Giorgio è molto venerato e merita un brindisi per ogni pezzo di sé che ha lasciato in questo mondo.
Vi lascio con questa storia che giustifica ampiamente l’amore per la tavola dei georgiani.
“Mentre Dio distribuiva terre a tutti i popoli del mondo, i georgiani erano impegnati, come al solito, in una gigantesca tavolata. Essi arrivarono in ritardo, come sempre, e Dio disse loro che tutte le terre erano già state assegnate. I georgiani, senza esitare, risposero che erano in ritardo solo perché avevano brindato in onore di Dio Onnipotente. Saputo ciò, Dio fu così felice che diede ai georgiani quella parte della Terra che aveva riservato per sé.”
Sergio
giovedì 3 settembre 2009
Sergio in Gürcistan
Giusto per precisare: questa terra si chiama Georgia solo per una buona parte del pianeta e non per i Kartvelebi, i georgiani. Kartlos, considerato il padre di tutti i georgiani, è colui che ha suggerito il nome a questo paese. Lascio agli storici, antropologi, glottologi e agli smanettoni del web scoprire perché alcuni la chiamano Georgia, altri Gürcistan, altri ancora Gruzija.
Ma torniamo a Kaka. Oggi abbiamo viaggiato parecchio e per fortuna il mio campo visivo non era in grado di capire se il muro del suono fosse un obiettivo raggiungibile dal motore del fuoristrada, sicuramente truccato. Ma Kaka, che oggi abbiamo scoperto essere diventato felicemente nonno da pochi giorni (a 40 anni), ha pensato bene di portare a casa qualche trota fresca alla propria famigliola. E così, di punto in bianco, ha deciso di attraversare un fiume per raggiungere il simpatico venditore di pesci (vivi, ovviamente). Solo che c’era un ponte da attraversare. A piedi. E invece lui no. Lui, che è una cosa sola con il suo potente mezzo, lasciando atterrito l’equipaggio, ha chiuso gli specchietti e si è avventurato. Per la cronaca, al ritorno, abbiamo usato le nostre gambe.
La strada che porta nella regione di Samtskhe-Javakheti attraversa Gori, città pesantemente bombardata lo scorso anno e così, tra un sorpasso e l’altro, iniziamo a vedere gli insediamenti degli sfollati (che sarebbe meglio chiamare profughi). Domani dedicheremo tutta la giornata a visitare i progetti di Caritas Georgia che li riguardano, ma una foto ve la regalo in anticipo. Non servono commenti.
Finalmente arriviamo ad Arali, villaggio di 800 famiglie (qui gli abitanti non si contano), tipicamente post-sovietico. La miniera di carbone, le industrie, i caseifici, tutte le attività produttive sono fallite il giorno dopo l’indipendenza dall’URSS (Natale 1991) e così la gente sopravvive con i frutti della terra. Cavoli, patate e un po’ d’uva (che qui non manca!) servono per riempire la pancia e per guadagnare pochi lari dopo un estenuante viaggio verso la capitale. L’assistenza sanitaria è un optional per pochi: visita, farmaci, esami sono sempre a pagamento e 30 € di pensione al mese sono davvero una miseria. Il medico di Caritas Georgia si arrangia come può, ma tutti hanno una propria cartella clinica e ogni giovedì la sala d’attesa è colma.
Padre Misha, prete georgiano (rarità) da neanche 1 anno ci crede. E con l’aiuto della Provvidenza di manzoniana memoria desidera intensamente offrire ai giovani un’opportunità di incontro, di sperimentazione delle proprie capacità: laboratori informatici, tessili, lezioni di matematica, giochi. Vorrebbero essere il giusto arredo di una casa recentemente rilevata (e abitata fino a qualche settimana fa) e pensata per i 60 ragazzi tra i 16 e 25 anni e gli oltre 100 bambini minori di 16 anni che popolano Arali. Cercheremo di fare la nostra parte. Loro sono a credito da un pezzo.
Sergio
mercoledì 2 settembre 2009
Sergio in Georgia
Sono quasi le 4 del mattino e a Tbilisi la temperatura dell’aria non giustifica la valigia carica di vestiti autunnali che abbiamo “generosamente” imbarcato perché il buon senso ci ricordava che avere caldo è meglio che soffrire il freddo. Oggi faceva caldo, molto caldo. E così, un po’ come Totò e Peppino che arrivano in Stazione Centrale a Milano, Elisa ed io iniziamo la nostra prima missione nella terra del vello d’oro.
Ettore (collega di Caritas Italiana) ci accoglie impeccabile (nonostante la sveglia scomoda per chiunque) e subito ci presenta Kaka. Elisa lo so: non si scrive così e chissà come si pronuncia, ma visto che si avvicina la partita che non ti aspetti, facciamo un minimo di formazione calcistica!
E’ notte fonda, anzi quasi già mattina, la città è semi-deserta ma anche Kaka deve avere fretta di tornare a casa visto che zigzagando allegramente tocca, senza fare una piega, i 140. Le emozioni qui non mancano.
Tre, quattro ore di sonno e poi si inizia. Conosciamo subito l’equipe di Caritas Georgia, la storia e le tristi vicende di conflitto (ben più antico di quello dell’agosto 2008) e i servizi che raggiungono un numero impressionante di persone. Ah, quasi dimenticavo! Kaka ci scarica e il primo profumo che sentiamo è delizioso: pane appena sfornato. Sì, perché Caritas Georgia ogni giorno sforna una quantità industriale (letterale) di pane che in parte vende ai migliori negozi e alberghi della città e in parte dona ai numerosissimi poveri che raggiunge in ogni dove.
Anche ad Isani. Vecchio ospedale in completo stato di abbandono occupato da 1 anno da circa 800 profughi (80% ossetini, 20% abkhazi) sfollati durante la guerra dei 7 giorni. Qui l’odore è meno gradevole, i colori te li devi immaginare, visto che ormai l’intonaco è a vista. Per settimane questa gente che arrivava dai villaggi non ha avuto acqua potabile, servizi igienici, elettricità. Ora qualcuno, desideroso di tornare a coltivare la propria terra, fertile e generosa, prova a far crescere qualche pomodoro, in corsia.
Colpiscono, come sempre, i disegni dei bambini che hanno raccontato la guerra dal loro punto di vista.
Oggi a Isani arrivano 200 nuovi sfollati. Qui la paura sembra non essere passata.
Sergio
venerdì 28 agosto 2009
Voglio andare a vivere in campagna...
In queste 2 settimana sono riuscito con mia grande felicità ad andare ancora una volta a vivere in campagna per qualche giorno. Ero già stato nel periodo di pasqua a Sadaclia e questo volta sono andato a Firladeni, un altro villaggio della R.Moldova. Ma ci sono andato col chiaro intento di lavorare; non volevo passare 3-4 giorni con le mani in mano, non c'è l'avrei fatta!
E' così è stato!! Ho pitturato assieme ai moldavi che mi hanno ospitato un cancello di legno nuovo di zecca; 350 stecchetti di legno da fargli la punta bianca e il resto di colore azzurro.
Siamo andati a pulire dal letame il recinto dove stavano le capre. Siamo andati per 3 volte al giorni a raccogliere il latte che veniva munto dalle dalla capre. Alle 8 di sera dovevamo andare a recuperare la vacca che era andata al pascolo. Ho pure viaggiato su un carretto trainato dal cavallo.
Insomma alla sera alle 10 ero già a letto, e non ho mai dormito così bene come in questi giorni!!
Io e Oleg che pitturavamo il cancello di legno!
Durante il giorno le pause birra erano d'obbligo e il papà del mio collega moldavo che mi ha ospitato ci carburava con 2 bicchieri di birra ogni due ore, in modo che potessimo dipingere al meglio il cancello! La mamma invece ci preparava delle deliziose tavolate con cibo di ogni sorta: zuppe, pasta, formaggio, carne, verdure e vino ovviamente.
Uno dei giorni che ero a Farladeni era anche il mio compleanno e oltre alla birra solita del lavoro ogni tanto mi toccava brindare per la mia nascita con personaggi del paese sconosciuti ma che volevano anche loro festeggiare con me il mio compleanno con un bicchiere di vino!
Son stati 4 giorni che dimenticherò difficilmente, non solo per il lavoro, ma anche per la bella gente che ho conosciuto e per la calorosa ospitalità che mi hanno riservato. E' anche vero che non sono arrivato come un perfetto sconosciuto, sono arrivato assieme al mio collega moldavo di lavoro che mi ha presentato i suoi genitori e alcune persone del paese, però mi piace pensare che in ogni caso sarei stato accolto in questo modo, come se fossi anche io del villaggio di Farladeni!
Il carretto!
mercoledì 26 agosto 2009
Incontri....
Incontri con gli altri. Beh che dire di questo, a volte le parole sono limitate (o forse le mie) non è possibile esprimere l’immensità che può rinchiudere l’incontro, anche se di un attimo. In questo incontro con l’altro c’è l’incontro con chi ci ha accolto a braccia aperte, anche se non fisicamente: ovunque noi andassimo con i bambini, con gli anziani o per le strade del villaggio faticavi a trovare qualcuno che ti respingesse. Certo noi eravamo la novità del momento, ma che dire dell’accoglienza quando ci offrivano quello che avevano, un bel pezzo di formaggio e un bicchiere di vino (e se non stavi attento, diventavano due o tre o anche quattro e fermiamoci qui).
Incontri con occhi che sorridevano o altre volte con occhi che erano in attesa di chissache, probabilmente della morte. Ricordo ancora nettamente la sensazione che ho provato quando, durante la prima settimana a Ucrainka, sono andata a fare attività sociale a casa di una donna anziana…ho ancora impresso negli occhi lo stato di abbandono di quell’abitazione e di quella donna e nelle narici l’odore che riempiva quelle stanze, le mosche. Ricordo di essermi immaginata un giorno qualunque di quell’anziana totalmente sola e disillusa, la ricordo seduta sull’uscio di casa ad aspettare qualcosa, forse la morte. Dall’altra parte, invece, ricordo la donna che siamo andati a visita quando eravamo a Coscalia, nonna Mina, e ricordo lo sguardo vivo, il sorriso e la percezione che quella casa fosse viva.
E poi che dire incontri con i compagni di viaggio..e qui le parole faticano a venire alla mente..a volte piango dentro me stessa per i ricordi che mi legano ad ognuno di loro, ai loro occhi, ai loro sorrisi. Però le mie non possono essere lacrime tristi, di rimpianti, ma lacrime di felicità perché so nel profondo di me stessa che ho avuto la fortuna di aver incrociato altre anime e che dire.. alla fine non i soldi, le case, gli oggetti ma sono gli incontri che rimangono…e a volte si percorre una vita intera alla ricerca di questo tipo di incontri…grazie.
E’ forse questo quello che sono sicura di aver portato a casa da questo paese: gli incontri.
Elisa
Cantiere della Solidarietà - R.Moldova
"Facem un cerc" - Facciamo un cerchio
Un momento delle attività coi bambini di Coscalia
lunedì 24 agosto 2009
..... "il mal di casa"
Così mi sento oggi, a dover tornare in equilibrio alla vita normale di tutti i giorni, dopo aver vissuto l’esperienza dei cantieri in Moldova.
Sono inquieto e non riesco ad abituarmi alla casa, alle comodità, alla famiglia premurosa, alla routine, al ritmo incessante della città, del lavoro. Alle preoccupazioni, al pensare per forza al domani e al dopo domani, e a misurare il tempo. Al vivere ordinato in una casa che ora sembra troppo grande, che risuona di silenzio e vuoto. A parlare con chi ti conosce da sempre ma non riuscire a trasmettere e condividere ciò che hai vissuto.
Vorrei essere ancora a Ucrainca, o a Coscalia, e continuare a vivere delle cose semplici, e della gioia di un sorriso, di un abbraccio. Ad avere amici sempre intorno, agli sguardi curiosi e benevoli, ad essere accolti a braccia aperte da chi non ha niente eppure ti offre tutto. Ad aiutare chi è solo, e sperimentare che quello che ricevi in cambio è sempre di più di ciò che hai dato. A lavorare insieme e di nuovo giorno per giorno, con le proprie mani e senza grandi progetti da rispettare, e andare a letto stanchi e con la schiena a pezzi ma con cuore sereno ed il sorriso sul volto. A condividere tutto, scoprirsi simili e scoprire quanto può avvicinarti un semplice gesto, una parola, uno sguardo. A non essere giudicati dalla propria storia, dalla propria provenienza o dal cammino che ti ha portato lì, ma solo da ciò che fai lì, da ciò che sai offrire di te e ciò che sai ricevere.
A cercare di comunicare in tutte le lingue, e infine a gesti, a imparare le usanze e le tradizioni che uniscono un popolo. A mangiare pasta scotta di giorno e crusca la sera, a dormire per terra di fianco al grano, e svegliarsi all’alba con le campane.
E ritrovarsi alla sera di nuovo sui gradini, sotto le stelle, a ridere e scherzare insieme, ancora una volta…
Alfonso
Cantiere della Solidarietà in R. Moldova
domenica 23 agosto 2009
Cantiere in Moldova! Già finito???
Servirebbe un libro intero per raccontare la bella esperienza vissuta! Forse due: uno per i volontari e uno per me che a mia sorpresa mi sono trovato dopo 10 mesi di moldova a scoprire ancora cose nuove e interessanti di questo paese che non finisce mai di stupirmi!
Un post sarebbe riduttivo e sono sicuro che le emozioni vissute sono ancora così forti che è difficile riuscire a metterle per iscritto!
Posso dirvi che abbiamo fatto ridere e divertire i bambini con 2 ambientanzioni fantastiche ( Shrek in un villaggio e Asterix/Obelix in un altro)!
Posso dirvi che abbiamo incontrato tantissime persone, anzini e non, che ci hanno accolto (a volte anche no!) e mostrato ogni volta qualcosa di nuovo della moldova.
Posso dirvi che abbiamo giocato e scherzato con i volontari moldavi che hanno collaborato con noi come se la differenza di lingua non sia mai esistita!
Posso dirvi che è stata un esperienza unica e sicuramente da ripetere i prossimi anni!
Come coordinatore voglio ancora una volta ringraziare il mio gruppo di volontari e ringraziare anche i villaggi moldavi che ci hanno accolto e dato la possibilità di vivere questa esperienza!
Quà a Ucrainca! L'ultimo giorno di attività con i bambini del villaggio!
L'ultimo giorno nei villaggi moldavi! L'ultima foto assieme al prete del villaggio prima di partire alla volta di Chisinau!
Lorenzo
Cantiere della Solidarietà in R.Moldova
venerdì 10 luglio 2009
Ragazzi Moldavi in Italia col “Naso in su”
Un esperienza da non dimenticare per tanti motivi: l’emozione del primo volo in aereo, la calda accoglienza ricevuta dai cittadini di Rho, le bellissime attività che hanno vissuto all’oratorio feriale, le gite nel centro di Milano.
I ragazzi moldavi assieme all'aiuto di Stefano (ex SCE in Moldova e ideatore del progetto che ha permesso questo scambio di esperienza), di Elisa Magnifico (operatrice Caritas Ambrosiana) e il mio, hanno partecipato per una settimana intera alle attività dell'oratorio feriale delle parrocchie di Rho. In verità potevamo anche non esserci perchè questi ragazzi se la sono cavata benissimo. Anche se non parlavano correntemente l'italiano riuscivano a farsi capire, riuscivano a capire i giochi e a implicare i bambini che partecipavano.
Oddio forse esagero un pò perchè comunque certe volte alcune traduzioni italiano-moldavo-italiano erano d'obbligo però non esagero nel dire che questi ragazzi moldavi hanno imparato molto e bene da questa esperienza che speriamo possa essere utile al loro ritorno nei loro villaggi da dove sono partiti.
I ragazzi moldavi (8) assieme ai loro accompagnatori moldavi (3) e accompagnatori italiani (3) assieme ad alcuni ospiti speciali che ci hanno cucinato alcuni pasti buonissimi (2).
6 luglio 2009 - Altre 6 ragazze all'appartamento sociale
In questo giorno abbiamo accolto 6 ragazze all'appartamento sociale, progetto in cui io e Giulia siamo inseriti assieme all'equipe locale moldava e ad Elisa Magnifico, operatrice Caritas Ambrosiana che ha dato inizio a questo progetto ormai nella lontana estate 2007.
Le ragazze sono visibilmente tese e molto molto timide. Quando arriviamo noi sono come dei pali di legno e quando si siedono sulle poltrone per fare la riunione tutti insieme sembrano dei sacchi di patate! Emozione e soggezzione a parte queste a queste ragazze vengono spiegate le ragioni della loro presenza in questo progetto e assieme a loro si è cercato di discutere sulle regole dell'appartamento sociale.
Anche queste raagazze hanno una storia alle spalle con cui potremmo riempire pagine e pagine di blog, ma visto che sono stanco e ci hanno fatto una bellissima foto finale (equipe e ragazze) finisco questo post così, con la foto!
Speriamo dopo i Cantieri della Solidarietà (che ormai sono alle porte) di poter fare qualche attività con loro e poter condividere con altri post le loro avventure!!
venerdì 29 maggio 2009
Zappa??? Si,grazie, ho solo questa....
Conosco poche persone che hanno preso in mano la zappa; presa in mano, nel senso di aver lavorato con la zappa. Compreso me, neanche io ho mai lavorato con la zappa, lavorato come si deve.
Mi sto confrontando con un paese dove invece ovunque mi giro vedo persone con la zappa in mano, oppure sulla spalla che vanno al lavoro.
Lavori molto laboriosi che da noi si eseguono con moderni trattori, quà si fanno ancora col duro lavoro manuale ( o con l'aiuto di cavalli o buoi).
Sopratutto ora che si è seminato e stanno crescendo le piante di mais posso notare questo modo di lavorare. Squadre di persone (5-20-1000??) che in mezzo al campo di mais, armati di zappa, estirpano la malerba e la zizzania. Ore di lavoro per una superfice piccola.
Da noi gli agricoltori armati di prodotti chimici in poche ore lavorano una superfice enorme ma a danno del terreno che per anni imbeve litri e litri di prodotti chimici.
Qual'è il modo migliore per lavorare la terra? l'agricoltura è importante. In uno scenario futuro mi vedo costretto a far crescere mais con metodi idroponici o chissà quali altre diavolerie perchè il terreno sarà "consumato" o "avvelenato".
martedì 5 maggio 2009
La pasqua a Sadaclia
A Sadaclia ci vado perché essenzialmente non avevo di meglio da fare a Chisinau durante le vacanze di pasqua ortodosse. L’ufficio dove lavoro è chiuso e molte persone che conosco non ci sono. Quindi accetto di buon grado l’invito a passare la pasqua in un tipico villaggio della Moldova.
Arriviamo a Sadaclia nel tardo pomeriggio e con la macchina facciamo un figurone passando davanti a uno dei bar del paese, di macchine nuove non se ne vedono tutti giorni... Arrivati a casa è ormai tardi per fare qualcosa, allora ci intrufoliamo nella casa dove è nata la nostra collega che ci ha invitato a passare la pasqua con la sua famiglia.
Qua conosciamo i suoi nipoti, figli di sua sorella che, con suo marito, è attualmente in Russia per lavoro. Eh, qua ovunque vado sento parlare di genitori all’estero, in questo caso tutti i due. I due nipoti, un esuberante bambino e una graziosa bambina, ci prendono subito in simpatia e io divento per qualche giorno la figura maschile di riferimento, sia per loro che per la casa!! La notte dormo con il nipotino e il giorno successivo ci svegliamo di buon ora, è sabato prima di pasqua e bisogna finire i lavori in casa prima di poter riposare la domenica e i giorni successivi. Le donne si infilano in cucina e ci rimangono tutto il giorno, a me vengono assegnati compiti esclusivamente “maschili”: cambiare una lampadina, riparare una porta e delle sportelle, spostare oggetti pesanti e macinare grano con mais per il mangime delle galline.
La giornata prosegue di buon ritmo e alla sera mi ritrovo sporco di polvere da capo ai piedi ma felice e appagato del lavoro che ho svolto.
Lavatomi e preparatomi per uscire alla sera verso la mezzanotte mi dirigo alla chiesa del paese dove ha luogo la liturgia della pasqua ortodosso, un rito che durà tutta la notte e che termina con un abbuffata generale di ogni ben di dio portato da ogni persona.
Domenica mattina si prepara la tavola imbandita con piatti squisitissimi e si comincia a accogliere ospiti e visitare parenti e amici del villaggio. Non c’è un ordine, c’è chi va, chi viene, l’importante è stare con qualcuno, mangiare e brindare molto, ma molto molto molto!!
La mia domenica di pasqua la passo con i giovani del paese conosciuti tramite il cugino della collega che ci ha ospitati a Sadaclia. Il pomeriggio quindi ci dirigiamo nel bosco con una scassatissima macchina di origine russa e cominciamo la nostra grigliata pasquale! Pollo, cibo, birra e vino a volontà! Sanno come divertirsi questi giovani! Il tempo scorre alla svelta, soprattutto dopo qualche bicchiere di birra e alla sera tardi il cugino mi riporta a casa, solo che ormai è tardi il nipotino che dormiva con me si è spostato in un altro letto!!
La mattina seguente scorre tranquilla e passo ogni ora a godermi la pace che mi dona questo posto. Quando ripartiamo il martedì dopo pasqua penso che prima o poi dovrò ritornare in questo villaggio nel tempo libero, per riposarmi un po’ ma anche per rivedere la bella gente che ho conosciuto e mi hanno accolto a cuore aperto.
martedì 31 marzo 2009
Grigori, "Mosnegelul"
“Mosnegelul”, "Il vecchietto”, è solo uno dei mille soprannomi di Grigori, il guardiano della sede dell'“Associazione Diaconia”, presso la quale io e Lorenzo svolgiamo il nostro Servizio Civile qui in Moldova.
Dopo aver tanto spesso sentito parlare gli amici libanesi dei “loro nonnini”, mi è venuta la voglia di dedicare un post anche a lui, anche a nome di Elisa, che nutre un affetto particolare nei suoi confronti.
Grigori è anziano, ha una moglie e due figli che studiano all'Università, avuti in età avanzata, quando le speranze di avere figli si erano quasi spente. I soldi per garantire gli studi ai figli però mancano, la pensione non basta, e così lui cerca di guadagnare qualcosa facendo il guardiano la notte e durante i fine settimana alla sede di “Diaconia”. Per la verità mi sono sempre chiesta quale genere di malintenzionato che voglia entrare nella sede possa rimanere intimidito o intimorito dalla sua innocua e pacifica figura...ma pare che l'importante sia che ci sia qualcuno che tenga lontani i malintenzionati, a quanto ho capito e mi hanno detto basta la sua presenza, e almeno così si spera che sia.
Non sa il rumeno, in passato qui non serviva saperlo, quindi parla in russo. Noi non capiamo il russo, ma questo per lui non ha alcuna importanza, e ci parla lo stesso.
Ci saluta, ci abbraccia, ci bacia. Ci fa capire che non vuole disturbare, possiamo, anzi dobbiamo, continuare a lavorare anche se lui è arrivato.
E poi, in silenzio, con cura e pazienza, estrae dalla sua borsa delle noci raccolte per strada, o delle mele, delle caramelle, o un dolcetto fatto da sua moglie, e ce li mette nelle mani. Impossibile rifiutare il dono, così semplice, così offerto con il cuore.
Si siede, o va in un'altra stanza per non disturbare, poi torna, si siede accanto a noi, indossa gli occhiali e inizia a leggere il suo libro, in russo; quello che sta leggendo ora parla della regina Cleopatra, della quale mi ha dettagliatamente raccontato la storia, sempre in russo.
Noi ci prepariamo e ce ne andiamo, lui ribadisce, cerca di farci capire, che dobbiamo continuare a lavorare, che non ce ne dobbiamo andare... Ci augura un “Drum bun”, un "Buon viaggio", ci bacia e rimane solo, fino alla mattina successiva.
Questo è quello che accade all'incirca tutti i giorni nei quali ci troviamo a Diaconia, ma ogni volta è diversa e unica.
Un giorno Grigori ha voluto che gli dessi un foglio e una penna. Ha iniziato a scrivere dei numeri 24 03 1935. Pensavo mi volesse scrivere il suo numero di telefono...ma poi ho capito: voleva scrivermi la sua data di nascita. Forse voleva dirmi che in tutti questi anni di vita ha visto tante, ma proprio tante cose, ha sofferto tanto, ha gioito tanto, ha amato tanto. Non so cosa volesse comunicarmi, ma con quel biglietto mi ha in ogni caso detto tanto.
Nonostante io creda profondamente nel valore della parola e del dialogo nel creare e rafforzare le relazioni, in quel momento ho proprio pensato: a volte non c'è davvero bisogno di parole.
venerdì 13 marzo 2009
Macchina collettiva
Tutto facile e normale. Scendiamo giù per la strada che porta alla stazione dei pullman di Orhei come tutte le volte.
10 metri prima di arrivare alla stazione
un tizio moldavo ci chiede: "Andate a Chisinau?"
Noi rispondiamo: "Ba da!!" (che vuol dire "Ma certo!)
E il tizio moldavo: " Bene allora venite con la mia macchina!"
Io guardo Giulia. Giulia guarda me. Gli domandiamo:" Ma quanto costa? Quando parte?"
E il tizio moldavo: " Costa come l'autobus e partiamo quando trovo passeggeri per riempire la macchina. Sono più veloce dell'autobus"
Io guardo Giulia. Giulia guarda me. Entriamo in macchina.
Aspettiamo qualche minuto, il tempo che il tizio moldavo trovi altra gente che torna a Chisinau e poi partiamo tutti insieme, 5 perfetti sconosciuti, alla volta di Chisinau.
I due passeggeri davanti parlano russo tutto il tempo, io e Giulia che siamo dietro parliamo italiano e il quinto che è affianco a me dorme. Bella scenetta.
In un battibaleno siamo a Chisinau. Paghiamo il "biglietto" (in nero ovviamente") e salutiamo il tizio moldavo.
Dopo 2 minuti Giulia che è la R.S. ( Responsabile Sicurezza ) mi dice scherzando (o forse no): " Come responsabile della sicurezza dico che era meglio se avessimo preso l'autobus".
In effetti anche io non ho fatto a meno di pensare che dopo 10 km di viaggio il tizio moldavo avrebbe svoltato in una stradina di campagna, ci avrebbe derubato e ci avrebbe lasciati senza un soldo in mezzo alla campagna moldava. Stupidi pregiudizi!!
(Quest'ultima frase l'ho detta per far fare sogni tranquilli a Sergio, ah a proposito, Sergio, lunedì 16 ritiriamo i permessi di soggiorno se li hanno finiti, mitico!!)
domenica 1 marzo 2009
Scusa? Che dici? Non ti sento...
Domenica, una bella giornata di sole.
Destinazione: giardino botanico.
Oggi decido di portarmi il lettore di musica visto che vado in "gita" da solo.
Salgo sul tram, timbro il biglietto e mi trovo un posto da sedere.
Alla fermata successiva entra un bambino, vestiti non adatti per il clima e molto trasandati. Comincia a pregare a voce alta, riconosco il padre nostro anche se lo recita in rumeno. Alzo un pò la musica negli auricolari.
Finita la preghiera comincia a chiedere elemosina ai viaggiatori. E' ancora lontano da me. Alzo un pò la musica.
Si avvicina a me. Alzo un pò la musica. Faccio finta di niente, guardo fuori dal finestro il paesaggio colorito da un sole spendente.
Il bambino esce dal tram. Abbasso la musica. Era troppo alta.
Arrivato alla mia destinazione mi chiedo a intermittenza per tutta la mattina il perchè della mia reazione sul tram. Spesse volte li avevo già visti che facevano elemosina sul tram, anche non solo bambini. Ma oggi ero solo e non riesco a spiegarmi il perchè della mia reazione.
Di certo non è la prima volta che vedo persone che fanno elemosina, ma di solito il contatto è breve, gli passo davanti e via. Nel tram invece condivido il viaggiare insieme. Condivido la loro umiliazione e gli insulti che a volte ricevono dai passeggeri meno pazienti.
Forse condivido anche un pizzico della loro vita, e forse è per questo che mi barrico dietro gli auricolari, con egoismo non voglio condividere quello che prova questo bambino che chiede elemosina, non voglio pensare a come è la sua vita.
Per il resto della mattina cammino e osservo le molte piante che ci sono al giardino botanico. Wow, è proprio bello il giardino botanico. Devo ritornarci prima o poi.
martedì 24 febbraio 2009
La partita a calcio del sabato pomeriggio....
"Aiahahhahahiiiii!! Che male alla sera togliersi le scarpe da ginnastica e accorgersi di avere il polliccione tutto nero!! Che è successo???
Ah si, è vero. Oggi ho giocato tutto il giorno a calcetto e non mi sono neanche accorto di essermi preso una botta o chissà cos'altro al piede......"
Ma perchè avrei dovuto accorgermene?? E' stata una giornata così divertente che era impossibile accorgersi che il mio piede chiedeva pietà.
Le premesse c'erano tutte: campo ghiacciato (si giocava su lastre di ghiaccio e su neve fresca), ragazzi spensierati e frati! E poi la mia squadra era proprio un bel mix: 1 italiano (io), un frate rumeno, un frate spagnolo (che parla peggio di me il rumeno) e due ragazzetti scatenati rumeni. Ci siamo dati appuntamento alle 3.00 del sabato pomeriggio assieme agli altri ragazzi rumeni che compongono l'altra squadra e che fanno parte di un colleggio gestito dai frati.
Ci salutiamo, scambiamo due battute prima di cominciare, segliamo le squadre e poi via. Il frate spagnolo si è presentato con scarponi da montagna per fare aderenza sul ghiaccio, ma è lui il primo a fare un capitombolo sedere a terra!! La palla sguscia via sul ghiaccio appena la tocchi. Ogni tiro è un terno al lotto perchè non saprai mai se finirai col sedere a terra oppure se farai gol! Io che sono alto e magro cado ad ogni occasione. I ragazzetti scatenati invece sembrano che abbiano la colla ai piedi. Il frate rumeno si rivela un campione. Ogni gol fatto è entusiasmante perchè avviene dopo rocambolesche avventure.......Dopo 2 ore circa di gioco non c'è la facciamo più e finalmente torniamo in casa insieme!!
Perchè non fanno vedere le nostre partite di calcetto in tv?
Non saremo dei campioni come Marco Van Basten o come Pelè ma di sicuro oltre al divertimento è stato un bellissimo esempio di aggregazione, di condivisione, di gioco, di comunità....insomma quando lo sport è fatto per bene ne vale proprio la pena di farlo.....anche se poi alla sera ti ritrovi con il polliccione tutto nero!!